La conservativa è quella specializzazione dell’odontoiatria restaurativa che si occupa della preven-zione e della cura della malattia più diffusa al mondo: la carie. La terapia è tanto più efficace, semplice, economica e poco invasiva quanto più si interviene precocemente.
Si occupa inoltre delle lesioni dentali congenite (anomalie di forma quali elementi conoidi e anoma-lie di colore quali le discromie) e delle lesioni da trauma.
Oggi, pressoché abbandonate le tecniche di restauro con oro e amalgama d’argento, si effettuano ri-costruzioni con materiali completamente atossici ed estetici (compositi nanoceramici).
Nel caso di cavità di piccole e medie dimensioni si realizzano restauri diretti (otturazioni); nel caso di cavità di ampie dimensioni si ricorre ad intarsi di grande precisione e resistenza.
L’odontoiatria conservativa deve essere accompagnata da misure di profilassi personalizzate per impedire la nuova formazione delle lesioni cariose.
Un buon programma preventivo comprende regolari sedute di igiene orale e controlli, applicazioni di fluoro sia professionale che domiciliare (sciacqui con colluttorio ed uso di pasta dentifricia), istru-zioni per un buon controllo di placca domiciliare e suggerimenti dietetici.

Quali segni indicano la presenza di una carie?

La carie può non dare alcun segno precoce della sua presenza, oppure i sintomi sono tanto lievi da non indurre preoccupazione. Questo avviene soprattutto nei primi stadi, ma spesso anche di fronte alla completa distruzione del dente il paziente può non riferire alcun fastidio particolare e mostrarsi anzi sorpreso di quanto avvenuto senza dolore. Solo con il controllo periodico dal dentista – che va effettuato anche in assenza di dolore – è possibile verificarne la presenza fino dai primissimi stadi e intervenire con una terapia precoce e quindi limitata, minimizzando i danni e scongiurando dolori improvvisi e cure in regime di urgenza. Il dolore perciò, nel caso dei denti, non è un segnale di al-lerta affidabile e neanche un indice di gravità del danno: la soluzione è la visita periodica dal dentista.

L’eccessiva sensibilità al freddo è un sintomo da tenere in considerazione, ma non è un indice uni-voco della presenza di una carie. Può essere causata anche dalla scopertura a livello dei colletti (la parte dei denti prossima alla gengiva) per malattia parodontale, per abrasione da spazzolino da denti usato in maniera scorretta, oppure per una particolare acidità del cavo orale (erosione da eccessiva assunzione di cibi acidi come agrumi o aceto, o ancora per situazioni patologiche quali il reflusso ga-stroesofageo). Anche il digrignamento (bruxismo), o incrinature/fratture possono dar luogo a ipersensibilità al freddo.
Oltretutto il segno del dolore al freddo o anche ai cibi dolci o salati è completamente assente nei denti già trattati endodonticamente. E’ la polpa la parte sensibile e se la polpa è in necrosi, o è stata asportata per una pregressa terapia canalare, questo sintomo viene a mancare. Da notare a questo proposito che la carie attacca indifferentemente e con la stessa intensità sia denti sani, sia denti precedentemente curati o devitalizzati.

Escluse le situazioni elencate sopra, quando la sintomatologia caldo, freddo, dolce, salato è accompagnata da un dolore più o meno localizzato che perdura per un certo tempo successivamente allo stimolo, questo rappresenta un segno evidente della presenza di una carie già allo stato avanzato. Il danno si estende in rapida progressione e se non intercettato in tempo porta inevitabilmente a feno-meni dolorosi di pulpite (infiammazione acuta) e necrosi (morte cellulare) della polpa del dente stes-so. La cura in questa fase tardiva non è più la rimozione della parte cariata e un’otturazione più o meno estesa, ma è necessitano il trattamento endodontico (o cura canalare, detta an-che devitalizzazione o canalizzazione).